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Progetto “Libere di Essere” – incontro con l’avv. Valentina Presicce e con la signora Imma Rizzo, madre di Noemi, l’adolescente salentina vittima di femminicidio

«L’amore non uccide, non sminuisce, non ti fa sentire piccola. L’amore non è possesso. L’amore è rispetto. Se notate i primi segnali di un amore morboso e posse

Noemi questo l’aveva capito. Nel suo ultimo post pubblicato sui social lo aveva scritto: “Non è amore se ti fa male”. Lucio, il suo assassino, è venuto a casa a prenderla per toglierle la vita, strappandomela per sempre».

Sono alcuni dei passaggi del toccante discorso che Imma Rizzo, la madre di Noemi, l’adolescente di Specchia vittima di femminicidio nel 2017, ha rivolto mercoledì mattina agli studenti delle terze classi della scuola secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo “Francesco Prudenzano” di Manduria. Incontro inserito nel progetto “Libere di Essere”, che ha coinvolto, negli ultimi due mesi, tutti gli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’istituto scolastico manduriano, guidati dalle docenti Alessia Mazza, Alessandra Urbano, Mariquita Galasso, Cristina Chimienti e Grazia Lisa Doria.

«Voi ragazzi siete il nostro futuro. A voi lancio l’invito a dire “no” a ogni forma di violenza» ha affermato ancora Imma Rizzo rivolgendosi ai ragazzi manduriani. «Fatevi rispettare. Se necessario, chiedete aiuto, ma ribellatevi alla cultura della violenza. Il possesso non è amore. Sapete perché Noemi fu picchiata la prima volta da Lucio? Lei era appassionata di moto. Una sera, mentre era insieme a quello che poi sarebbe diventato il suo assassino, passò una moto. Lei si fermò a guardarla. Per questo fu picchiata perché secondo Lucio il suo interesse non era per la moto, ma per il motociclista. Appena notate i primi accenni di gelosia morbosa, troncate la relazione e chiedete aiuto. Lo stesso assassino aveva anche impedito a Noemi di frequentare la scuola di danza. Ecco, non abbandonate mai i vostri sogni: quello non è amore. Il vero amore è libertà. Il vero amore è camminare insieme, mano nella mano, nella vita».

Alla platea, di studenti e docenti commossi, la mamma di Noemi ha poi letto una lettera.

«Dopo un anno in cui non dormivo più, durante il quale trascorrevo il mio tempo nel cimitero, a pregare sulla tomba di Noemi, ho elaborato il lutto e ho aperto il mio cuore, trasformando il mio dolore in forza. Durante una notte, sentivo la presenza di mia figlia, che mi diceva di scrivere una lettera, con l’invito a leggerla nelle scuole» ha aggiunto Imma Rizzo, definita “mamma coraggio” per la sua battaglia contro la violenza di genere.

L’incontro è stato aperto dall’intervento della dirigente scolastica Anna Laguardia e, successivamente, dalle domande che gli studenti hanno rivolto all’avv. Valentina Presicce, presidente dell’associazione “Astrea” che da diversi anni è in prima fila nell’opera di sensibilizzazione verso il rispetto delle donne, nonché componente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Lecce. Associazione che, fra le svariate meritorie iniziative realizzare, ha anche creato a Martano l’Uliveto della Memoria dedicato a quindici vittime pugliesi di femminicidio per mantenere vivo il ricordo di donne uccise per mano di chi diceva di amarle e ha realizzato un cortometraggio dedicato a Noemi.

Attraverso un intervento appassionato, l’avv. Valentina Presicce, legale della signora Imma Rizzo, si è soffermata sulle tante falle della Giustizia italiana in tema di violenza di genere, rendendo note anche battaglie intraprese e vinte.

«Spesso lo Stato non interviene in tempo. Ci sono tanti esempi, uno dei quali riguarda proprio la vicenda di Noemi» ha rimarcato l’avv. Presicce. «Lucio era stato già denunciato per lesioni e percosse dai genitori di Noemi, ma quel procedimento, per le note lungaggini della Giustizia, non è andato avanti. E’ stato poi unificato a quello per omicidio… Lo Stato, in questo e in altri casi, non ha funzionato: nessuna misura preventiva fu messa in atto. Scandaloso è stato poi il permesso-premio concesso a Lucio già dopo i primi tre anni di detenzione in un carcere minorile sardo. L’estate scorsa Lucio è stato fermato dai carabinieri mentre, in permesso-premio, guidava un’auto (nonostante non potesse farlo), sotto l’effetto dell’alcool. Io e Imma ci siamo battute affinchè si prendesse atto della pericolosità sociale di quest’individuo, che non meritava i permessi-premio. Il 13 settembre scorso (a sei anni esatti da quel 13 settembre del 2017 in cui fu ritrovato il corpo di Noemi), abbiamo ottenuto che Lucio scontasse il resto della pena non più in un carcere minorile, ma nel super carcere per adulti di Sassari.

Stiamo continuando a batterci affinchè vi siano strumenti più efficaci in grado di tutelare le vittime di violenza. Non basta l’ammonimento: servono i braccialetti elettronici».

L’avv. Presicce ha analizzato il fenomeno anche da altre angolazioni.

«Non c’è solo la violenza fisica: c’è quella psicologica (la più subdola), quella economica e lo stalking. Nella nostra società regnano ancora stereotipi e pregiudizi. Cosa occorre? Per combattere la violenza di genere è necessario promuovere, costantemente, la cultura del rispetto e della parità fra uomo e donna, occorre che tutti si sentano coinvolti perché solo la consapevolezza del problema può diventare leva e spinta per il cambiamento. Ecco perché sono importanti questi incontri».

L’incontro è stato caratterizzato anche da alcune performances degli studenti del “Prudenzano”. Maria Chiara Tripaldi, Sirya Dinoi, Helis Ursoleo, Helena Memmola, Matilde Stranieri, Letizia Malorgio, Giorgia Prudenzano, Matilda Adriano e Sofia Pezzolla hanno interpretato un monologo sulla violenza di genere di Paola Cortellesi, accompagnate da un sottofondo musicale eseguito da Melissa Melle, Rebecca Mascolo, Sofia Sansone, Mattia Mariggiò, Antonio Daggiano, Melissa Lilla Parco, Daphne Bianco, Sofia Raguseo e Sofia Baldari.

Le studentesse Sofia Raguseo e Sofia Baldari hanno proposto delle poesie su questa delicata tematica da loro composte e, poi, hanno commentato l’ultimo post di Noemi. Le studentesse Ludovica Brunetti, Erisa Doci e Marisa Sorge hanno poi interpretato il significativo brano musicale “Vietato Morire”.

L’incontro si è poi concluso con un abbraccio collettivo che ha coinvolto tutti i ragazzi a Imma Rizzo, la “mamma coraggio” che, con dignità, perseveranza e sofferenza, dovuta ad una perdita impossibile da comprendere, continua a raccontare la storia di sua figlia, portandone alto il nome attraverso attività di sensibilizzazione.